
I biocombustibili a matrice legnosa, ed in particolare pellet e cippato, sono estremamente omogenei: la composizione, l'umidità, la densità e la dimensione sono costanti. Questi aspetti assicurano un notevole grado di automatismo (stoccaggio ed approvvigionamento dei biocombustibili) oltre all'ottimizzazione dei processi fondamentali di alimentazione e di combustione. Durante quest'ultima fase, il rendimento energetico delle biomasse è altissimo, mentre i livelli di emissione sono estremamente ridotti. In particolare, il quantitativo di anidride carbonica rilasciata in fase di combustione è equivalente a quello che è stato assorbito dalle piante durante il loro ciclo vitale (l'incremento di CO2 è nullo), sono pressoché assenti Sox e CxHy, non si verificano depositi acidi e le ceneri prodotte (dallo 0,3 all'1% del biocombustibile impiegato) possono tranquillamente essere impiegate quale ammendante per il terreno. Sono assolutamente in linea con quanto previsto dagli Accordi di Kyoto per la riduzione dei gas serra.

Vista la loro matrice legnosa (il cippato è prodotto dalla semplice biotriturazione della legna, il pellet viene prodotto mediante processo di estrusione della segatura vergine ad altissima temperatura) e l'assenza di qualunque altra sostanza per la loro produzione, le biomasse sono assolutamente sicure, non provocando alcuna forma di inquinamento da spandimento e non verificandosi alcuna possibilità di esplosione. Gli impianti alimentati a biomasse sono quindi molto più sicuri di quelli alimentati con i combustibili tradizionali e per questo, allo stato attuale, non vengono richiesti i periodici controlli di revisione.

Allo stato attuale (anno 2007) il costo annuale per l'alimentazione di sistemi a pellet è decisamente inferiore a quello per i combustibili tradizionali (meno 50 - 60% rispetto al gasolio e meno 30 40% rispetto al metano), mentre i costi per la realizzazione degli impianti sono in linea con quelli tradizionali. Ciò significa che dopo pochi anni, beneficiando delle minori spese per l'alimentazione, si completa l'ammortamento dell'impianto, comportando un risparmio netto per tutti gli anni residuali della vita dell'impianto (circa 20 anni). Accanto a questo aspetto è opportuno ricordare che attualmente circa il 60% dei materiali legnosi utilizzabili per la produzione di legno - energia (in particolare potature) vengono smaltiti in discarica con un notevole spreco in termini di potenziale energia termica ed elettrica (nei casi di impianti di cogenerazione) non prodotta ed un sovraccarico della capacità di ricezione della struttura di smaltimento.

Il consumo di biomassa a scopi energetici è vantaggioso solo se si riescono a contenere notevolmente i costi di approvvigionamento e di distribuzione: ciò significa che il mercato di riferimento deve avere una dimensione regionale sia per quanto attiene quello dei fattori produttivi sia per quel che riguarda quello di destinazione del prodotto finale. Se le attuali strutture distributive presenti sul territorio sono sufficienti a coprire la crescente domanda di biomassa a fini energetici, il mercato delle materie prime necessita di potenziamento. Infatti ad oggi il bacino di approvvigionamento si rivolge esclusivamente al comparto tradizionale della lavorazione del legno – mobile, dipendendo totalmente dall'andamento del settore. In un futuro prossimo si devono assolutamente cercare ulteriori fonti di materie prime, quale ad esempio quello, attualmente in sofferenza, delle utilizzazioni boschive. In Regione infatti negli ultimi decenni si è notevolmente ridotto il livello occupazionale nel settore delle lavorazioni boschive, sia per motivi economici che sociali, specialmente in quelle aree deboli quali sono la fascia pedemontana e montana. L'utilizzo a scopi energetici di biomassa che commercialmente ha valore nullo (potature, ramaglie, tronchi che presentano dei difetti vistosi,…) valorizzerebbe sicuramente la risorsa bosco e limiterebbe il notevole incremento, frequentemente incontrollato, del patrimonio forestale con conseguenze spesso negative sull'equilibrio delle aree boscate e ad esse limitrofe. Accanto a ciò si può ragionevolmente pensare alla rivitalizzazione del comparto agricolo, che ultimamente ha visto ridurre in maniera consistente i margini di guadagno nel caso della coltivazione delle tradizionali colture annuali (mais, orzo, frumento, soia), riconvertendo parte dei seminativi alla piantumazione di essenze short rotation finalizzate alla produzione di biomassa. Di fatto quindi si instaurerebbe un circuito virtuoso che andrebbe ad incrementare il numero dei posti di lavoro locali in comparti che attualmente necessitano spesso di azioni di sostegno per la loro sopravvivenza.